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Aldo Clementi, 1925 - viv.


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#1 Enri67

Enri67

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Inviato 08 maggio 2007 - 09:44

Non so chi ha avuto la fortuna di seguire il concerto trasmesso, in differita di due anni!, da Radio 3 l’altro ieri sera. Dato il generale interesse vero la musica d’oggi più seria, direi pochissimi. Si sono potute ascoltare alcune tra le ultime composizioni di Aldo Clementi, che oggi può essere con ottimo diritto considerato forse come il maggior compositore vivente in senso assoluto. Chiaramente, egli non è mai stato invitato, e mai lo sarà, nel competentissimo salotto musicale di Fazio: gli manca il tratto fondamentale per potervi accedere, ossia quel minimo di riconoscibilità necessaria per istillare l’interesse per un pubblico assetato solo di star, come le farfalle notturne cercano i neon. In quel concerto si celebravano i suoi 80 anni, egli è ancora un compositore assolutamente attivo, come dimostrano le sue ultime splendide composizioni come Vertigo. A quelle musiche sono state associate opere di altri compositori, Berio, Cage, Carter. La musica di Clementi negli ultimi decenni ha affinato pochi, decisivi caratteri: se ne potrebbero addirittura individuare solo tre: diatonismo, contrappunto e dinamica congelata. Non è intenzione di questo post parlare della sua musica, vorrei solo rievocare la figura di questo grande, chiaramente ignorato, italiano, ma le sue ultime cose sembrano voler arrivare a rivelare la sostanza stessa della musica occidentale, i suoi meccanismi, i suoi tempi, senza mai rinunciare ad un carattere di musicalità, che è davvero raro tra i compositori di ogni tempo. La sua musica ha il dono della naturalità, sembra darsi, anche nei casi più sperimentali, come nelle opere degli anni 50 e 60, organicamente, secondo leggi che le sono sempre proprie, e mai trasmesse dall’altro da sé: sembra sempre musica priva di artefice. E’ forse per questo che riscuoteva l’ammirazione di Strawinskij. Una considerazione che sento di dover fare: Clementi, unitamente ai nomi che accompagnavano le sue musiche in quella trasmissione, sembra ancora appartenere a un’altra categoria rispetto ai compositori delle successive generazioni. E’ mancato, nelle generazioni riconducibili agli anni 40 o agli anni 60, un rapporto che nei confronti del materiale musicale, e della tradizione, è stato, nel caso di Clementi, come di altri suoi coetanei, quasi tragico, e che poi ha consentito, a quelle energie, di distillare oggetti musicali a sé stanti: c’è voluto un rapporto quasi sanguinoso con la storia, per poterne uscire, per costruire musiche che credo, con poche altre, non invecchieranno mai. Oggi ci sono compositori nelle cui opere tutto funziona alla perfezione, e si intravede già quasi una sorta di standardizzazione nel processo compositivo. Eppure si ha quasi l’impressione che l’esperienza della loro musica si esaurisca con l’ascolto. Ecco, per chi ha orecchi, l’esilissima, fragile musica di Clementi è una sorta di incanto, direi quasi, con una contorsione retorica, che è musica dell’esperienza musicale, che non abbandona più chi l’accoglie.




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